giovedì 2 ottobre 2008

Una ricetta di infanzia.

E per il concorsetto di Sigrid, ovvero quello di raccontare una ricetta che ci ricorda l'infanzia, ecco la mia.
Questa è la famosissima pasta con la tenerume.
Ma che cos'è la tenerume? La tenerume o i tenerume o le cime di cucuzza, sono le foglie di una zucca verde chiaro lunga, che sembra un serpente.

Viene coltivata in modo che lei si arrampichi su una sorta di pergolato in maniera che poi le zucche rimangano a "piennuluna" e crescano belle dritte senza rovinarsi.

I miei sono siculi, di Cerda precisamente.
Questa pasta la facevano i miei a casa di mia nonna Antonina, in Sicilia nella canicola di mezzogiorno di estate.




Usciva dalla pentola il mestolo con la pasta e la tenerume fumante, nella cucina di mia nonna con le sedie di paglia che ti grattavano le cosce, coperte dai cuscini fatti all'uncinetto (di lana!!! ) che noi abitualmente capovolgevamo dall'altra parte perchè avevano il retro di cotone.
Mia nonna che rideva sempre e aveva sempre da dire, e parlava a proverbi...
Mia nonna che diceva sempre "Stame attenti un ci va autro" che tradotto poteva dire "stai attenta non fare cavolate"
Insomma, la pasta con la tenerume mi ricorda i giorni spensierati, passati in vacanza con le mie amiche sul gradino all'ombra di fronte a casa di mia nonna a giocare con le conchiglie, o a carte (a scecco) o a qualsiasi altra cosa che ci veniva in mente. E poi quando era ora di pranzo sentivi gridare da tutte le case i nomi dei bambini...

La ricetta di questa pasta che tra l'altro anche se mangiata calda è molto rinfrescante per le proprietà appunto della verdura stessa, è molto semplice.

Bisogna lavare la verdura, che curiosamente fa anche una schiumetta strana!!! Poi bisogna tagliarla, nel mentre avremo messo sul fuoco una pentola con dell'acqua, una volta a ebollizione si "cala" la tenerume si sala, poi dopo una decina di minuti la pasta, che di solito erano spaghetti spezzati, ma ieri ho messo i ditalini. Una volta cotta la pasta si mette nella pentola un giro di olio buono e si serve....facile no??



7 commenti:

Lo ha detto...

è stupendo come hai raccontato questa minestra e tutto ciò che ti fa nascere come ricordo...mi sento le gambe grattare per la paglia delle sedie! :)

nina ha detto...

Che tenerezza sentirti parlare di giorni spensierati...che bella cosa sono i ricordi che ci permettono di vedere e rivedere qualcosa che nella sua semplicità ci ha resi felici...Un abbraccio.

AranciOnissimA ha detto...

Ragazze mie, ma lo sapete che scrivendo questo post mi sono commossa?? e se lo rileggo ancora di + AHHHHHH sono una tenerona!
:-)))))))))

Ely ha detto...

che meraviglia questi ricordi e come tutto passa attraverso il cibo e i profumi, questa minestra sà tanto di amore...
ciaooo Ely

Patrizia ha detto...

Facilissima e molto buona, da noi in Calabria si chiamano "tennaruni", l'assonanza c'é. Io le mangiavo in padella con solo olio d'oliva, molto gustose e buone, e ricordo pure nel minestrone, con i ditalini.
La nostrainfazie ed i suoi ricodi cero che emoionano tantissimo, anche perché ci ricordano i notri cari nonni che non ci no più ed anche i nostri anni giovani volati via conme un soffio d vento.
Baci

Astra ha detto...

che meraviglia questo piatto!!

mia nonna ne parla sempre,è sicula!!
anche io mi sono intenerita leggendo la ricetta...ripenso ai suoi racconti su questi piatti che dalle sue parole sembrano qualcosa di prezioso che non potrà più tornare..
mia nonna mi dice sempre che le cose che ha mangiato lei avevano un gusto magnifico che oggi non sente più in nulla di ciò che compra...
mi viene un pò di malinconia!!
questa la magia che sta nella della cucina dei nonni: la semplicità!
ciao complimenti per la ricetta!

petunia ha detto...

ciao..........è un pò ke non vengo a trovarti, (ma x dir la verità sono in tema di cambiamenti già ne ho fatti e molti ne dovrò fare) mi piace quella ricettina della tua infanzia, fa venire in mente anche a me una cosina simile ke mangiavo nella mia infanzia.....fa ricordare i momenti dolci e spensierati di quando ero bambina.
un saluto e un abbraccio